Che la moda sposa stia attraversando una fase di profonda rivoluzione è un dato di fatto, ma l’ultima collaborazione tra Danielle Frankel e Birkenstock ci costringe a chiederci se non si sia finalmente oltrepassato il confine tra audacia e paradosso estetico.

La collezione, che tenta di nobilitare le iconiche silhouette tedesche attraverso l’uso di raso lucente e perle applicate a mano, si presenta come un’ode al comfort che rischia però di tradire l’essenza stessa dell’eleganza nuziale, sacrificando la magia del portamento sull’altare della pura praticità. Nonostante lo sforzo della maison nel personalizzare la suola in EVA con motivi ispirati al pizzo e nell’introdurre innovative chiusure a fibbia nascoste, l’impatto visivo rimane stridente, poiché la struttura massiccia e dichiaratamente ortopedica del plantare in sughero fatica a dialogare con la leggerezza eterea degli abiti da cerimonia firmati Frankel. Vedere il modello Arizona, simbolo di una funzionalità quasi brutale, rivestito in pregiato raso avorio, genera un cortocircuito che difficilmente si sposa con l’immaginario di una sposa raffinata: sebbene la pelle nappa prometta un sollievo innegabile per i piedi, l’estetica nuziale si nutre di proporzioni e di uno slancio che queste calzature, per loro natura, tendono a negare.

Nemmeno le decorazioni artistiche sembrano bastare a colmare questo divario stilistico, come dimostra la rivisitazione dell’iconico modello Boston. A nulla servono i motivi floreali dipinti a mano in Francia o la finitura perlata della tomaia: la versione “couture” della ciabatta  più famosa del mondo non riesce a mascherare la sua natura originaria di calzatura da vacanza o da tempo libero. Nonostante la manifattura artigianale tedesca e l’esclusività della vendita presso il Danielle Frankel Studio, l’operazione appare come un timido palliativo che non giustifica l’investimento, specialmente se consideriamo che il prezzo elevato si scontra con una resa visiva che resta ancorata al quotidiano. In definitiva, questa collaborazione sembra barattare il sogno e l’incanto del grande giorno con una comodità che appartiene più alla vita di tutti i giorni che al momento del “Sì”, lasciando le spose più esigenti con un dubbio amaro: vale davvero la pena rinunciare all’eleganza per una calzatura che, pur dipinta a mano, rimane pur sempre una ciabatta?