Un evento esperienziale in grado di dettare e svelare tendenze, approcci e punti di vista su ogni aspetto del complesso universo chiamato “Bridal Fashion”, dallo stile alle prospettive di business, per quanto concerne il Regno Unito: da queste premesse ed intenzioni ambiziose nasceva l’edizione 2019 della LBFW (London Bridal Fashion Week), e da osservatori esterni e partecipanti quali siamo stati, non possiamo assolutamente negare che, nei fatti, questa imponente mission sia stata onorata in pieno.

Degna di menzione innanzitutto la location: l’ExCel, una imponente struttura espositiva che, a quasi venti anni dalla propria costruzione, grazie ad un continuo processo evolutivo, si pone ancora oggi all’avanguardia, in fatto di spazi, funzionalità, comodità, efficienza e, dato straordinario, logistica, tant’è che la stessa organizzazione della LBFW poneva l’accento, nel proprio materiale informativo, sulla caratteristica “unrivalled transport links” di questo polo fieristico, ovvero: “non ha rivali in fatto di collegamenti con i mezzi di trasporto”.

Per carpire lo spirito della LBFW, va detto che si è trattato di un “trade show”, quindi di una manifestazione destinata unicamente ad “addetti ai lavori”: buyer, stampa di settore, investitori nazionali ed internazionali e diversi operatori, industriali ed economici, che hanno interagito con brand e relativi uffici stampa, rappresentanti commerciali e dirigenziali.
Questo chiarisce quindi un altro dei dati che hanno toccato immediatamente i nostri “sensi” ed attenzione: una atmosfera generale operosa, disciplinata, silenziosa, nessuna concessione agli aspetti più “spettacolari” e coloriti del mondo bridal, compresa anche la totale assenza di sottofondi musicali.

Tra stand, sfilate, mini-party, workshop e seminari, si è notata una assoluta prevalenza di operatori britannici, statunitensi e tedeschi, che costituivano la quasi totalità delle presenze, sia sul versante espositivo che dei visitatori.
Dopo una iniziale fase “esplorativa”, ci siamo immersi in una fitta serie di confronti con alcuni dei brand più rappresentativi presenti in fiera, alternando cordiali colloqui presso i loro stand a presenze in area sfilate.

Dalla gloriosa storia artigianale, tramutatasi in piccolo colosso a Stelle e Strisce di Allure Bridal al rigore mitteleuropeo ammantato di lussuoso romanticismo di Modeca, dal Dna greco, emozionale, caldo e sfarzosamente scintillante di Demetrios alla classe e spirito creativo della top-designer Madeline Gardner, che illumina il mondo di Morilee, fino alle ispirazioni fashion ed avanguardistiche, dettate dalla moda contemporanea più avanzata ed ammiccante che caratterizzano le creazioni di Justin Alexander, abbiamo avuto modo di raccogliere indicazioni decisamente interessanti.

Ci sono dati che accomunano tutti i brand che abbiamo incontrato: innanzitutto, un rapporto con l’Italia e con il nostro mondo “sposa” forte e multiforme, che va dall’assoluta fascinazione, estetica e di ispirazione, tanto verso gli scenari paesaggistici quanto verso la tradizione del Made in Italy, fino all’interesse vivo ed acceso per il nostro mercato, uno dei più floridi e vivi al Mondo, identificato da tutti come un probante ma opulento “banco di prova” per l’efficacia commerciale delle proprie collezioni.

Un ulteriore dato, altrettanto interessante, è stato notare quanto, rispettando una fisicità femminile che in Europa, statisticamente, vede le donne Mediterranee decisamente più “piccole”, in quanto ad altezza, struttura ossea e proporzioni corporee, rispetto alle “cugine” del resto del continente, praticamente tutti brand esponevano in gran numero modelli e taglie orientati verso strutture fisiche poco rappresentati, in genere, alle nostre latitudini, ponendo anche l’accento su dettagli tecnici sartoriali innovativi che possano permettere una comoda vestibilità a donne dalla linea più importante e presente.

Infine, una ultima considerazione: l’approccio di ognuno dei brand rispetto allo scenario “bridal” contemporaneo, caratterizzato dall’assenza di una singola tendenza unificante e dalla pluralità multiforme di trend ed approcci, ognuno con una valida nicchia di mercato ed una interessante domanda, è votato a rispondere in modo simmetrico, attraverso la differenziazione e la caratterizzazione specifica di più linee.

Ognuno di essi, infatti, propone le proprie creazioni articolandole attraverso differenti sub-brand, ognuno riconoscibile immediatamente in quanto ad approccio e stile, con lo scopo di riuscire a coprire con la propria offerta la maggior parte possibile dello spettro della domanda: questi brand pongono infatti il proprio focus non tanto sul rivestire un ruolo da “unicum”, quanto sulla propria versatilità, reputandola in maniera orgogliosa ed esplicita, ognuno secondo il proprio linguaggio, il vero e proprio punto di forza.

Articolo di: Paola Castiello

Fotografo: Chima Luke Okafor